La mediazione linguistica copre vari campi specifici. Da quello culturale al giudiziario, dal penitenziario al sanitario. Per ciascuno di essi è richiesto un insieme di competenze, conoscenze e abilità diverse. In questa sezione analizzeremo il lavoro del mediatore linguistico nel settore sanitario.

Il mediatore linguistico nel pronto soccorso

In una situazione lavorativa come il pronto soccorso ci sono diverse regole e precauzioni da seguire, sia da parte dell’interprete, sia da parte del committente del servizio (es: una struttura sanitaria). Innanzitutto, l’ospedale deve assicurarsi che il servizio venga fornito da persone qualificate: sono assolutamente da evitare famigliari o amici del soggetto utente (ad esempio un paziente con conoscenza limitata della lingua del paese ospitante).

Persone con cui il paziente ha legame non avranno un atteggiamento neutrale e staranno dalla sua parte, sbilanciando così la mediazione. In aggiunta, c’è la possibilità che venga usata terminologia medica difficile, che il famigliare/amico non sia in grado di rendere al soggetto-utente. Per assicurare il miglior il servizio è quindi necessario rivolgersi ad un’interprete qualificato nella mediazione socio-sanitaria. Egli è tenuto a fornire una traduzione letterale e a rimanere imparziale rispetto alle decisioni del paziente. Inoltre, è vincolato dall’obbligo di riservatezza, un motivo che spinge il paziente a fidarsi dell’interprete.

Il richiedente del servizio di interpretazione è messo in contatto con un interprete disponibile, per scambiarsi prime informazioni utili sul soggetto-utente e l’interprete ha la possibilità di costruirne una prima immagine. Dopo aver valutato le condizioni del paziente e della sua situazione, l’interprete può accettare l’incarico, se si sente all’altezza della mansione richiesta.

Per l’interprete del settore sanitario, è essenziale arrivare preparati

Ora è il momento della convocazione in loco. È importante avere sempre con sé un “tool kit” con il minimo indispensabile:

  • acqua e barretta energetica: una sessione di interpretariato può richiedere la presenza dell’interprete in ospedale anche per tempi prolungati, per questo è meglio essere in grado di rifornirsi di energia.
  • il badge che certifichi che si è qualificati a svolgere il proprio lavoro e che autorizzi l’accesso all’ospedale. Può essere richiesta una fotocopia di questo documento, per allegarla alla cartella clinica del paziente.

Dopo il suo arrivo e registrazione all’ospedale, l’interprete si presenta al dottore/infermiera che ha in carico il paziente e al paziente stesso, esplicando le sue mansioni, avvisandoli degli strumenti che userà nel processo di interpretazione (es: block-notes).

È importante ricordare che si traduce per persone con problematiche della salute, quindi la precisione dell’interpretazione e la resa dei dettagli è fondamentale, soprattutto in situazioni di emergenza.  Proprio per questo sono richiesti calma ed autocontrollo

Nel settore sanitario, la precisione del mediatore linguistico è essenziale

È importante ricordare che si traduce per persone con problematiche della salute, quindi la precisione dell’interpretazione e la resa dei dettagli è fondamentale, soprattutto in situazioni di emergenza.  Proprio per questo sono richiesti calma ed autocontrollo, in caso contrario si creerebbe agitazione tra gli interlocutori e la mediazione fallirebbe. Infine, se l’interprete si trova davanti a ostacoli come l’incomprensione di un’espressione, è suo diritto chiedere esplicazioni agli interlocutori, appunto per la miglior resa del messaggio.

Questa competenza richiede tanto studio e tanto lavoro: per questo a CIELS Bologna è sempre attivo un laboratorio ben strutturato dedicato al settore sanitario.  La docente fornisce materiale cartaceo e multimediale che serve a preparare gli studenti ad affrontare questo tipo di incarichi con la massima serenità. Gli studenti sperimentano direttamente diverse situazioni professionali, dal primo contatto di briefing all’interpretazione a triangolo in ospedale, che vengono simulate in aula attraverso dialoghi veri o verosimili. Con questa metodologia essi sono costretti a prendere decisioni lessicali e comportamentali “sul campo”, proprio come farebbe un interprete sul luogo di lavoro.